giovedì 12 aprile 2012

Lusi e quei 13 milioni che spuntano

"Mamma mia dammi 13 milioni, che la Margherita voglio sfogliar". 
"13 milioni io te li do, ma le indagini no no no". 



mercoledì 11 aprile 2012

Una lacrima sul viso

E' il trend di questi mesi, il pianto in diretta (o in registrata). Che siano politici di lungo corso o tecnici. Noi, invece, le lacrime le abbiamo da tempo esaurite. 





domenica 8 aprile 2012

venerdì 6 aprile 2012

Sarkò e la lettera di 34 pagine

Il presidente scrive ai francesi prima delle elezioni. Non avrà esagerato? 




Ah, la grandeur. Nicolas Sarkozy in Bruni ha fanfaronato il suo programma elettorale per essere rieletto presidente francese, spiegando le sue ricette anti crisi condite, naturellement, da un po' di anti europeismo che, di questi tempi, non guasta. Nulla di eccezionale, se non fosse che Sarkò spiegherà le sue intenzioni anche con una lettera di 34 pagine che invierà ai francesi in 6 milioni di copie. 


Ora, va bene che noi cugini italiani abbiamo visto transitare nelle nostre cassette postali capolavori quali "Silvio Berlusconi, una storia italiana" e, quindi, non possiamo scandalizzarci. Una domanda però, mi sorge spontanea, anzi due. La prima: Sarkò, ma che c'hai scritto in 34 pagine? La seconda: ma chi sarà il francese che si prenderà la briga di leggerla? 


Nota a margine: oltre ad abbattere metà boschi della Savoia per la carta necessaria, l'Eliseo ci fa sapere che la lettera (sarebbe meglio dire il pamphlet, vista la lunghezza) sarà disponibile anche on line, arricchita (ancora?) di contenuti foto e video. Ah, la grandeur. 

L'Umberto dopo Silvio: il tramonto dei totem

Anche i totem, abbiamo visto, hanno la loro data di scadenza. E' il turno di Umberto Bossi, che da leone ferito accusa i magistrati di Roma ladrona, incolpa se stesso di aver scelto i figli prima della Lega e, con un colpo di coda, lascia un velo di suspence sulla sua ricandidatura. Che non avverrà. Ma Bossi, come il suo amico (e a volte nemico) Silvio Berlusconi, non può e non vuole uscire di scena, almeno non del tutto.


I due, entrambi in età da bocciofila, sanno di essere sul viale del tramonto: infatti, mettono in scena un dialogo a distanza in pieno stile De Amicis. Per Silvio, le dimissioni di Umberto sono "un colpo al cuore". Umberto ricambia, dicendo: "Berlusconi ci sarà rimasto male". 


Oggi, a pochi mesi di distanza dalle dimissioni di Berlusconi, la politica perde l'altro leader dei partiti fondati sul capo, seppur molto diversi. Forza Italia nacque in laboratorio, la Lega dai mal di pancia popolari che Bossi seppe intercettare. Dalla parte di Berlusconi, manager rampanti e starlette. Da quella di Bossi, dentisti bergamaschi e pasionarie badanti. Di qui, i circoli della Libertà, dei quali ancora è incerta l'esistenza. Di qua, le sezioni valligiane che fomentavano il popolo delle partite Iva. In comune, una grande strategia comunicativa, finché è durata. E finché, soprattutto per la Lega, non è tornata indietro con il "così fan tutti" dello scandalo che stiamo scoprendo in questi giorni. Il bello, probabilmente, deve ancora venire. E forse, data la vena mitologica della Lega, non è da escludersi un'epurazione in stile rupe tarpea di un po' della sua classe dirigente. Tanto per cominciare, Luca Zaia ha dato la sua opinione sul Trota Renzo Bossi, dicendo:  "In famiglia ne basta uno. Sennò, facciamo come i baroni dell'università o come negli ospedali". Un altro colpo al cuore per il Senatùr. Sipario. 

mercoledì 4 aprile 2012

Belsito e Lusi chiudono la seconda Repubblica?

Aumenta la voglia di "pulizia etnica" di un sistema che, dopo Tangentopoli, non è cambiato di una virgola 




E così il cerchio (anche quello magico) si è chiuso. Anche la Lega è ladrona. Anche il suo tesoriere Francesco Belsito è nel ciclone. Anche Umberto Bossi si unisce al coro delle spese "a mia insaputa", dopo Claudio Scajola, dopo Carlo Malinconico, dopo la Margherita di Rutelli. Senza dimenticare, per non far torto a nessuno, la vicenda di Filippo Penati, giusto per citarne uno. 


Ora, nella Lega e nei suoi militanti c'è voglia di "pulizia etnica", ma è nel paese intero che sta sorgendo, dopo il caso Lusi, dopo Belsito, dopo le cozze pelose del sindaco di Bari Michele Emiliano, una voglia pericolosa di un piazzale Loreto del giorno d'oggi. Proprio come accadde dopo Tangentopoli. In molti gridarono, allora, alla seconda Repubblica: oggi è ancora più chiaro che quella Repubblica non sia mai nata, oppure - che è in fondo la stessa cosa - sia nata morta perché i metodi sono gli identici della prima. Lega compresa. 


Il Paese chiede, sempre più, la nascita di una terza Repubblica, dove possibilmente i protagonisti delle prime due si facciano da parte. Non sarà un'impresa semplice, ma le monetine fuori dal Raphael a Bettino Craxi sono di nuovo in agguato. E, stavolta, potrebbero essere più pesanti.