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venerdì 18 ottobre 2013

Decadenza civica

"Non posso non intendere la dichiarazione degli `undici più uno´ senatori come una mozione di sfiducia nei miei confronti". La litote un po' barocca di Mario Monti è l'ultimo (forse?) suo contributo come leader di Scelta Civica. In guerra aperta con Mario Mauro e l'"ala dei popolari" che strizza l'occhio al Pdl, il professore annuncia di dimettersi da Sc per iscriversi al gruppo misto. 

Senatore a vita e premier dopo un giorno dalla nomina. Leader di un partito senza essere candidato in nessuna circoscrizione, ma presente soltanto nel simbolo, per la serie: un nome, una garanzia. Prestato alla politica con un tono come a dire "lo dovevo fare", twittatore per necessità, protagonista controvoglia di un "prima e dopo" Empy (il cane che gli mise in braccio Daria Bignardi), Monti è infine stato mangiato dai suoi commensali.

Al netto delle colpe e delle pugnalate di chi con Monti ha tessuto dei rapporti, Scelta Civica è rimasta una grande incompiuta, un ennesimo tentativo di costruire un centro artificale equidistante dalle "ali estreme", come Monti le ha spesso chiamate. Per lui, la creazione di Sc significava un'innovazione nella politica italiana e una vera alternativa all'immobilismo. Ci sembra che il risultato sia l'esatto contrario. I conti non tornano, come lo spread. 

sabato 28 settembre 2013

lunedì 17 giugno 2013

Tanto non ci cacciano

Come noto, non ho molta simpatia per Enrico Letta, né per il suo governissimo, né tantomeno per il solito poco concludente G8. Ma proprio oggi, mentre Letta esordisce in Irlanda a colloquio con Obama, Cameron e gli altri "grandi", Silvio Berlusconi torna a rubare le scene tuonando contro l'Euro e l'Ue, nel suo classico modo da arcitaliano: sforiamo pure i parametri, tanto non ci cacciano. 
Fosse pure vero, è comunque il peggiore biglietto da visita per un Paese, il nostro, che cerca di recuperare terreno internazionale soprattutto per colpa di Berlusconi: il quale, è vero, nessuno è riuscito a cacciare. Anzi, ci si fa un governo insieme. Eccone i risultati.

sabato 20 aprile 2013

Re Giorgio e re Silvio


La rielezione di Napolitano e l’incredibile rinascita di Berlusconi, grazie al suicidio del Pd. Non è un golpe, è una ritirata dei partiti 

In questi primi 4 mesi del 2013 abbiamo visto che anche i papi abdicano, oltre ai re. Eccetto uno, che voleva  abdicare ed è stato implorato a non farlo: e fu così che “re Giorgio” Napolitano ha accettato, probabilmente a tempo (e non soltanto per ragioni di età) un bis al Quirinale, che la Costituzione come sappiamo non contempla né vieta. In due mesi abbiamo avuto il primo papa che si dimette dopo 500 anni e il primo presidente della Repubblica rieletto, nonostante avesse spesso ripetuto “Non mi convinceranno”. Chi però accusa Napolitano in queste ore di incoerenza dice, a mio avviso, una sciocchezza. Sono i partiti, soprattutto il Pd, che sta esplodendo e ha bruciato due candidati di fila al Quirinale, che hanno benedetto questa soluzione estrema, mantenendo il presidente attuale il quale tenderà a fare approvare un “governo di scopo”, affidando l’incarico a vecchie volpi come Giuliano Amato. Non riesco, oggi, a vedere un gesto più conservativo: d’altra parte, ne va della conservazione dei partiti stessi. Non è un golpe, come ha dichiarato con azzardo Grillo, ma è una ritirata dei partiti, che appaiono sempre più lontani dalla realtà. E’ un flop completo della politica, ma chissenefrega:  se Enrico Letta ha dichiarato che “Oggi è una bella giornata per l’Italia” è la dimostrazione che ancora non si è capito nulla.
Il vero vincitore, però, del “conclave” del Quirinale è quello che, nel novembre del 2011, sembrava essere sulla ghigliottina. Parlo di Silvio Berlusconi, che ha resuscitato un Pdl clinicamente morto (lo sarebbe tuttora, senza la sua arte affabulatoria) portandolo a un soffio di voti dal Pd e restando fermo nelle strategie per il candidato presidente. Essere immobili, in questi momenti di caos, è una tattica che può premiare. Berlusconi è riuscito nell’ordine a: benedire l’ “inciucio” con il Pd per la candidatura di Franco Marini, bruciata dai democratici; evitare l’elezione al Quirinale del suo nemico Romano Prodi senza muovere un dito, grazie alla “carica dei 101” franchi tiratori piddini; ottenere la riconferma di Napolitano, presidente che ha sempre voluto. Se si rivotasse ora, il Pdl supererebbe di gran lunga il Pd senza alcun merito da parte del primo, ma semplicemente per i demeriti del secondo. Altro che giaguaro smacchiato.
La rielezione di Napolitano è drammatica soprattutto per il Pd, che da quando Bersani ha vinto le primarie per candidarsi a premier non ne ha azzeccata una, fino allo spettacolo pietoso dei “traditori” che nel segreto dell’urna non hanno votato per Prodi. Non voglio, però, impallinare Bersani, il quale come sappiamo si è dimesso da segretario. Sarebbe ingeneroso verso di lui, che ha provato invano – certo con errori e negli ultimi 60 giorni con acuta testardaggine – a tenere a bada un gruppo di schegge impazzite. Due cose, però. La prima: qualcuno nel Pd ci deve ancora spiegare il rifiuto di appoggiare con Cinquestelle e Sel la candidatura di Rodotà. La seconda: oltre all’evidente errore di far digerire l’inciucio con Alfano per il nome di Marini, il giorno dopo si è pensato di rimediare richiamando dal Mali Romano Prodi, credendo di essere tornati al ’96. Ed errori di presunzione il Pd ne ha fatti tanti: uno a caso, aver ricandidato Rutelli a sindaco di Roma, ché tanto ce l’avrebbe fatta (si è visto come andata a finire). Si arriva così alle scene di questi giorni con i militanti che bruciano le tessere in piazza di Monte Citorio e il fiato sul collo di Fabrizio Barca e Matteo Renzi. Il Pd, così com’è, non c’è più, è un dato di fatto e se non si riorganizza – e bene – alle prossime elezioni prenderà, se è fortunato, i voti di Scelta Civica. Ciò che però fa più tristezza è che, ad oggi, in Italia sembra non possa esistere o funzionare nel modo corretto un partito, o un movimento, non fondato sul capo. Vince Grillo, sopravvive la Lega che ottiene la Lombardia pur perdendo un sacco di voti, rinasce re Silvio. E si rielegge re Giorgio. Chissà se Andreotti tornerà agli esteri. 

lunedì 1 aprile 2013

Saggi d' aprile

Tutti (o quasi) li criticano, tutti (o quasi) lamentano non ci sia almeno una donna, tutti (o quasi) li pressano per fare in fretta, ribadendo che non sono risolutivi, tutti (o quasi) non credono che la vera partita che si gioca si un'altra. Che Giorgio Napolitano ha rimandato al suo successore (o a se stesso, molti vorrebbero).
Nel frattempo, ci sarebbe un Parlamento nuovo e, soprattutto, rinnovato che potrebbe - anzi, dovrebbe - occuparsi di lavorare. E bene. 

venerdì 1 marzo 2013

Orgoglio italiano

C'è proprio da essere orgogliosi, soprattutto da parte degli italiani nel mondo.










sabato 2 febbraio 2013

Girlfriend in a coma

Che colpo, Lorenzo Ornaghi:  sarebbe passato alla storia come ministro ombra (chi l'ha visto, né sentito) e invece sarà il ministro che ha nominato al Maxxi di Roma Giovanna Melandri, la censora del film di Bill Emmott Girlfriend in a coma, che Melandri ha deciso di non proiettare nel museo prima delle elezioni di febbraio perché ha "un evidente profilo politico".

Che lontani i tempi quando Melandri sbugiardava in tv Fini e Casini perché lei aveva letto il programma del Polo della Libertà e loro no. Adesso, è una semplice (e dannosa) funzionaria da politburo. 

Sulla vicenda c'è già molta letteratura. Riporto  soltanto un passaggio della dichiarazione di Melandri: "Ho preso la decisione riconfermando comunque una prassi consolidata secondo cui agli Uffizi così come alla Galleria Borghese o al Maxxi non è opportuno ospitare iniziative che hanno un evidente profilo politico in campagna elettorale. A me sembra logico e rispettoso della funzione e della vocazione del museo pubblico. E poi mi chiedo se il Louvre o il Beaubourg o la Tate ospiterebbero mai una iniziativa del genere a poche settimane dalle elezioni politiche". Scommettiamo, Melandri, che invece questi musei, se ne avessero l'occasione, lo farebbero? 

martedì 22 gennaio 2013

Il perdente di successo















La definizione migliore di Angelino Alfano è questa ed è un coup de theatre di Nicola Cosentino, che oggi, in una conferenza stampa grottesca che sembrava il dietro le quinte de L'oro di Napoli, l'ha coniata. 
E nemmeno sempre lo è, Alfano, un perdente di successo. Senza Silvio a fianco, è perdente e basta, come stasera a Ballarò, infilzato da Nichi Vendola e da Mario Sechi. E poi ci chiediamo perché Berlusconi giri come una trottola impazzita per tv e radio. 

sabato 12 gennaio 2013

I cinque Casini di Monti

Il cambiamento, per il progressista Monti, passa anche evidentemente da Casini capolista in cinque regioni al Senato. E noi non ce ne accorgiamo e restiamo conservatori.



venerdì 4 gennaio 2013

Il silenziatore



La presentazione del simbolo SceltaCivica con Monti iniziata con 45 minuti di ritardo. Due parole due sulle liste e la composizione. Nessuna domanda, né quindi risposte. Il silenziatore è attivato. 

sabato 29 dicembre 2012

domenica 23 dicembre 2012

Montifex

Il primo tweet e il link all'agenda Monti. Che non è la Moleskine 2013.


martedì 4 dicembre 2012

Una carezza in un pugno

La miglior risposta al "disturbo" di mons.Fisichella per il "pugno chiuso" di Tommaso Giuntella arriva dall'header del sito del Pd. Con un bel De Gasperi che stringe il pugno, ma tanti altri. Eccoli. 


giovedì 1 novembre 2012

Tovaglioli elettorali

C'è chi disegna su un tovagliolo di un ristorante a Montecatini la nuova campagna elettorale, dopo essere andato a una visita specialistica da un ortopedico. C'è qualcosa di più triste e di più simile al viale del tramonto?
(Sì, è Berlusconi l'autore, ovvio) 

mercoledì 24 ottobre 2012

Le primarie di natale che fan paura al Pd

Che oggi Silvio Berlusconi abbia deciso di non candidarsi a premier e di indire le primarie del Pdl è ovviamente una notizia, condita però dalla solita bugia. Né quando si dimise l'anno scorso né oggi è vero che lo fa "per amore dell'Italia": lo fa perché i sondaggi sono impietosi. Spero che nessuno creda alle sue parole. Né peraltro lascerà la politica, per ovvi motivi giudiziari. 

Detto ciò, il senatore Berlusconi ha fatto - chapeau - un ennesimo e ottimo coup de theatre, perché come ha ironicamente twittato Diego Bianchi, alias Zoro, la cosa buona è che tra due giorni nessuno sentirà più parlare delle primarie del centro sinistra. 

Già, perché è inevitabile che le prime primarie del Pdl saranno un evento,non soltanto perché cadranno sotto natale (B. ha indicato come data il 16 dicembre e facilmente sarà così), ma perché non ho dubbi sarà un evento ben organizzato e molto meno bizantino delle primarie del centro sinistra, che stanno per finire a carte bollate (almeno finissero a botte, ci sarebbe quasi più senso). 

In poche parole, ciò che temo è che il Pd riesca nell'impossibile, ossia di perdere anche stavolta. E senza Berlusconi. 

Magari non succederà. Ma non si sa.

martedì 10 luglio 2012

I 15 "montiani" e l'ennesima corrente Pd


Marco Follini è per certi versi un genio, perché è stato tra coloro che hanno previsto molto tempo fa l'alleanza tra (centro) sinistra e cattolici. Ora, ringalluzzito dall'avvicinarsi della profezia, scrive insieme a Pietro Ichino e ad altri 13 piddini una lettera di sostegno, anche dopo il 2013, a Mario Monti. In pratica, sottolinea Alberto Crepaldi nel suo blog su Linkiesta, la lettera dei 15 testimonia la nascita nel Pd di una nuova corrente, quella dei "montiani". Come se il partito non avesse correnti a sufficienza. 


La notizia, scrive Crepaldi, è brutta sia per Bersani, che non ne potrà più di spartire la torta, sia per Monti perché "i 15 firmatari rappresentano, in termini di consenso, poco più che sé stessi (...) cosicché, ove il passo dei 15 volesse costituire il prodromo alla creazione di un vasto e trasversale consenso parlamentare attorno alla figura del premier, tale da proiettarlo a palazzo Chigi anche nella prossima legislatura, Monti stesso non ha di che stare allegro". Sarà per questo, forse, che Monti poco fa ha detto di escludere un'altra esperienza di governo. Ingrato, il professore. Ma i 15 di Follini ne sanno una più del diavolo.

P.S. Qualcuno potrebbe anche chiedersi perché Follini stia nel Pd. Per dire. 

lunedì 21 maggio 2012

E adesso per favore (io per primo) non chiamiamoli grillini

Che piaccia o no, il Cinquestelle conquista le città. Ora Pizzarotti e gli altri dovranno fare sul serio


Federico Pizzarotti, il 40enne dalla faccia pulita che ama il judo e l’ambiente, ha vinto le elezioni a Parma, la “Stalingrado” di Beppe Grillo, e appare l’uomo più lontano dalle urla e dalle provocazioni del suo leader. Il Cinquestelle ha ottenuto 4 sindaci in tutto e si appresta nel 2013 a entrare in Parlamento. E’ un dato di fatto.

Il vuoto che il movimento di Grillo sta coprendo mi preoccupa. Ma mi preoccupa anche una Rosy Bindi che strilla in tv e dice che la vittoria di Orlando a Palermo è anche sua. Mi preoccupa anche un Bersani che dice che Parma e Comacchio, altra città vinta dal Cinquestelle, “erano governate dal centrodestra”. E allora? Ci manca ancora un D’Alema che si inventi, dopo la Lega, anche il Cinquestelle “costola della sinistra” e abbiamo fatto bingo.

Ora si fa sul serio e dopo la sbornia mediatica e la probabile troupe della Cnn che verrà a Parma per filmare la prima seduta della nuova giunta, Pizzarotti e gli altri governeranno le proprie città e dovranno, anche, trovare accordi con gli esponenti dei partiti i cui segretari Grillo prende in giro dal mattino alla sera. Vedremo come va  a finire. Ma, comunque vada, la giunta di Federico Pizzarotti sarà una giunta politica – e non antipolitica – come ogni altra. E, per favore (io per primo), non chiamiamoli grillini. Come fossero appendici del vate Grillo e parlassero con lui tramite l’auricolare modello Ambra con Boncompagni. Questa è probabilmente l’idea che hanno Bersani, o Rosy Bindi, o Fabrizio Cicchitto, o Rutelli. E’ un’idea che porta poco lontano, anche se per ora nessuno di loro l’ha pienamente intuito.

sabato 14 aprile 2012

I modi e i tempi sbagliati di Elsa Fornero

Elsa "Grimilde" Fornero è fantastica perché riesce a fare arrabbiare sindacati, confindustria, cittadini e buona parte della classe politica. Io non entro nel suo campo tecnico, né ho la competenza per sviscerare la sua riforma. Faccio però, semplicemente, notare che Fornero non ha un briciolo di astuzia comunicativa, anche se con le lacrime in diretta era partita bene.

Oggi è riuscita a dire almeno due cose impopolari. La prima: "Non siamo un governo senz'anima, non ci piace aumentare la tassazione, ma è difficile tagliare la spesa improduttiva". Parbleu: se non ci riesce un ministro, che bisogna fare? Certo è più facile aumentare benzina e sigarette.

La seconda, in risposta a una battuta di Bonanni sul governo: “Le battute facili le lascio a quelli che ne hanno molte. Io non ne ho, sono piemontese e sono abituata a lavorare anche e a dispetto delle battute facili e magari sprezzanti che vengono fatte". Elsa, te lo dico da piemontese, perché lo sono e ne sono orgoglioso: lasuma sté (lasciamo stare). Peraltro, complimenti per aver scelto il momento totalmente sbagliato per fare affermazioni del genere: per info, telefonare in via Bellerio, sede della Lega Nord.

Per finire, Fornero sfida tutti dicendo che "se la riforma non passa, il governo va a casa". Attenzione, ministro: in molti potrebbero accogliere l'invito.